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giovedì 9 febbraio 2012

Vizi notturni.


Questa sera, è una di quelle sere speciali!
Sono le noveemmezza e in casa c’è uno strano silenzio.
Non capita spesso, in questa casa, che a quest’ora dormiate già tutti!
Ma oggi è successo.

Povera Aisha! Tra scuola e piscina stavi crollando nel piatto.
La piccola Me, nonostante abbia ricominciato l’asilo, ha saltato il sonnellino del pomeriggio, così t’ha seguita poco dopo. Si è addormentata sulla spalla di papà, mentre preparavo il caffè.
Trovandosi senza compagne per gli ultimi giochi della sera, Ben ha visto bene di farsi leggere una storia, di quelle che piacciono solo a lui, e poi si è lasciato scivolare nel lettone, convinto che la fatina della notte arriverà per trasportarlo dove rimmarrà fino a domattina.
Siete tutti di là, in cameretta, ognuno nel proprio letto, ognuno coi propri sogni.

Mi attardo, come capita quando ho queste ore di libertà totale, nel non fare niente.
Non ne sono abituata, non è un tempo organizzabile...
E comunque sarei troppo stanca per mettermi a combinare qualcosa, anche solo guardare un programma alla TV. Ne uscirebbe un noioso zapping. Da quando ci siete voi, non ho nessun appuntamento televisivo.

Troppe le volte che ho dovuto rinunciare alla puntata di chissàcosa, perché il vostro sonno tardava ad arrivare. Troppi i racconti letti e riletti fino alla nausea. Troppe le ninnenanne allungate a dismisura, perché proprio non volevate saperne. Troppi i libri letti e provati e falliti. Troppi i tentativi di creare quella maledetta routine e costatare che l’unica che si consolidasse, consisteva nel farmi sfiancare, accanto al vostro lettino o, arrabbiata e vinta, a farmi stramazzare addormentata, prima di voi, nel lettone.
Tanta la rabbia di sapere che, finchè non cedeva mamma, voi, o peggio, il più piccolo di voi, non avrebbe ceduto.

E così, anche questa sera, non riesco ad approfittare dell’opportunità che mi avete regalato!
Quella di andare a dormire presto.
Con l’illusione di recuperare del tempo per me, sono qui a perderlo, cincischiandomi.
Fino a quando deciderò che è davvero tardi, fino a quando deciderò che è meglio raggiungere papàbarba, che sta sonoramente russando, da qualche ora.  


In silenzio mi metto il pigiama, scosto il lenzuolo, mi infilo sotto le coperte!
E’ notte fonda.
Brrr, fa freddo! Mi giro, mi rannicchio, avvicino i piedi alle sue gambe. Tutto inutile!
Mi rigiro. I pensieri si accavallano. Non riesco a trovare pace. Non riesco a trovare sonno.
Sento un rumore, una vocina. Allungo l’orecchio… silenzio…falso allarme.
Mannaggia ... Qualcuno avrà sognato!
Mi rigiro, cambio posizione, allungo le braccia, le accorcio. Provo a pancia in giù.
Mi perdo nel troppo spazio.
Ancora la voce, questa volta meno pasticciata, chiama “mamma”. Di sicuro è la piccola!
Ben chiama il papà, per le necessità della notte; la pipì o scacciare qualche leone che si aggira nel corridoio!
Aisha sono secoli che non si sveglia. Come in una sorta di staffetta, una volta arrivati i fratellini, sembra abbia passato il testimone.


Ora un piagnucolio di bimba sveglia, lamenta “mamma”…


E’ comunque papà ad alzarsi! E’ un’abitudine, un tacito accordo ereditato dall’allattamento;
tu ti alzi, li cambi, me li porgi. Io li allatto, aspetto il ruttino e li rimetto giù. Se c’è da cullarli (e ce n’è stato!!!!!!) si fà fifty-fifty o si valuta, in pista, chi sta meno peggio!


Ormai ha inserito il pilota automatico e, continuando a dormire, riesce ad alzarsi, recuperare la piccola, adagiarla nel mezzo del lettone e ricominciare a russare, il tutto nel giro di mezzo minuto!


Lei si gira verso di me. Mi arruffa un po’ i capelli e si riaddormenta.
Io, infilo le mani tra le sue braccia, o una sotto la pancia e l’altra tra le ginocchia.
Abbasso un pò la testa, per non respirarle in pieno viso.

La sento, sento la sua presenza, sento il suo calore, sento il suo respiro; ritmato, rilassato.
Mi scaldo, mi coccolo, mi accomodo.

E, finalmente, mi addormento.


Aisha e Ben nel lettone
 Questo post partecipa al  blogstorming



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