venerdì 16 settembre 2011

Dal diario di una bimba


Oggi è lunedì e la mamma mi ha portato all’asilo, finalmente! Qualche volta ci andavo, l’anno scorso, a prendere mio fratello, e mi piaceva scorazzare nel grande salone, ma non potevamo starci tanto tempo. Ora ho anch’io il grembiulino. La mamma mi ha fatto una foto, a casa! Chissà cosa vuol dire! Stamani c’era un po’ di confusione. Mamme e papà continuavano a fare foto e film. La mia mamma invece era li con me. Ho fatto un bel disegno coi pennarelli colorati. Dopo un po’, vedendomi tranquilla mi ha salutato. Se n’è andata via tranquilla. Quando l’ho cercata e ho pianto, chissà lei dov’era, tranquilla di avermi lasciato tranquilla! Dopo un’ora ho smesso. Dopo è arrivata, la mamma. L’ho abbracciata stretta stretta. Non la mollo più!
Oggi ho imparato la parola distacco.

Oggi è martedì. La mamma mi ha portato all’asilo ma io, furba, mi sono tenuta lontana dalla maestra. Ho cominciato a giocare, ma tenevo d’occhio la mamma! Quando dopo un po’ la maestra è venuta a parlarmi, mi sono avvinghiata al collo della mamma! Siamo state così per un po’. Poi, non ho capito perché, la mia mamma, invece di difendermi, ha strappato le mie braccia dal suo collo e ha lasciato che l’altra mi prendesse in braccio, scappando dalla stanza. E non si è fatta più vedere! Ho pianto tanto, urlavo che volevo la mia mamma! Poi un’altra maestra mi ha portato il ciuccio e ho smesso di piangere! Oggi ho imparato la parola abbandono.
(Forse un giorno mi diranno che fuori dalla porta la mamma piangeva più di me e con la voce rotta cercava di dire all’altra maestra di provare a darmi il ciuccio! Ma questa è un’altra storia).

Oggi è mercoledì. La mamma mi ha portato all’asilo. Come al solito siamo state un po’ insieme, poi mi ha salutato e la maestra mi ha preso in braccio. Ho pianto perché quello che ho imparato ieri e l’altrieri mi fa paura. La maestra mi ha dato il ciuccio ed ho smesso! Oggi ho imparato la parola rassegnazione.

Oggi è giovedì. La mamma mi ha portato all’asilo. Io non ci volevo andare ma oggi comincia anche il mio fratellone ed io ho dovuto accompagnarcelo. Quando anche a lui è venuta voglia di piangere credo che la mamma abbia tirato qualche imprecazione contro papà, che doveva accompagnarci ma poi ha ritrattato. La mamma ha detto a Ben, che c’erano i bagni nuovi e lui si è distratto. Abbiamo giocato un po’ nella mia classe, poi siamo andati nella sua classe. Giocavamo complici e tranquilli quando la mamma ha deciso di salutarci ed io le ho agguantato il collo. Mi ha detto che andava di là a prendermi il ciuccio ed io mi sono staccata ed ho continuato a giocare. Ma, quanto ci ha messo per andare a prendermi ‘sto ciuccio!?! Oggi ho imparato la parola inganno.

Oggi è venerdì. La mamma mi ha portato all’asilo. Io sono stata chiara, le ho detto “Mama no, io no vojio ‘ndaje ascilo”. Forse non ha capito bene, perché ha risposto un’altra cosa! Forse parlava col fratellone. Mi ha fatto mettere il grembiule anche se non volevo! Abbiamo salutato la mia maestra poi siamo andati in classe di Ben! Abbiamo cominciato a giocare, anche coi suoi amici. Credo che la mamma abbia chiesto alla maestra di Ben cosa fosse meno peggio, tra salutarci o andarsene. Era una domanda retorica perché lei la conosceva bene la risposta! Ci è venuta a salutare, mi stavo avvinghiando al collo ma lei ha detto che non sarebbe andata via! Stava di sotto a fare dei lavori. Oggi ho imparato la parola vicinanza.

Sabato e domenica imparerò la parola pausa. Lunedì imparerò la parola ancora.

La mia mamma si augura che arrivino presto le parole; fiducia, amicizia, divertimento, curiosità, allegria.
Teme che ci vorrà del tempo per lasciare andare il pensiero più brutto.
Si domanda se ci poteva essere un altro modo.
Si consola di non essere la sola, si incazza se le sue lacrime vengono scambiate per posticce.
Si interroga sulle scelte fatte. Si rammarica per quelle obbligate.

Rimane sospesa, fino a lunedì.



Questi i pensieri rubati ad una bimba.
A voi la scelta di immaginare quelli di sua madre!

24 commenti:

  1. Ecco. Anch'io dopo una settimana mi interrogo sulle scelte fatte. Visto che non lavoro fuori casa. Visto che ho a casa il piccolo. Visto che leggo troppi blog di homeschooling... mi sono chiesta: "Perché non fare l'asilo a casa con i miei due più piccoli?"... e l'ho fatto!!!
    Ho imparato la parola: pazzia.
    Ma magari sarò tanto pazzamente felice!
    Buon fine settimana, cara Tri!

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  2. Tri mi hai fatto piangere di brutto. Io capisco, quest'anno è una passeggiata perchè ho già dato l'anima l'anno scorso... ma già tremo per per il prossimo!

    Che sia una buona sospensione

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  3. Appunto. Mi hai fatto commuovere. Dopo tutto quello che ho pianto per il Topolo in questi giorni.
    Ma non esiste un gruppo di autoaiuto per mamme che fanno l'inserimento?!
    "Ciao, sono Taomamma, oggi ho lasciato il Topolo all'asilo per il 5°giorno"
    "Ciao Taomamma!"
    Vabbè, sto delirando.
    Buona sospensione.

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  4. Dire commossa è poco.
    Sei stata grande.
    No, di più.
    Coraggio, non sei sola.

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  5. @Taomamma, non stai delirando. Io ci ho pensato seriamente. Pensa quanto sarebbe utile a fare passare quelle mattine.

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  6. Li posso facilmente immaginare, i pensieri della sua mamma...eccome!
    Tutte le volte che lascio Micro all'asilo mi si spezza il cuore....Ma lei e' brqvissima, adesso! E' il distacco la cosa difficile, ora pero' sono piu' serena perche' so che si diverte e fa tante cose interessanti! E so anche che impara tutto quello che tu hai detto, ma... c'est la vie!
    Quanto alle scelte....sono convinta se la hai fatte pensavi fossero quelle giuste. baci, e resisti

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  7. bellissimo post. Non aggiungo altro.

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  8. l'anno prossimo sarà diverso.sarah non vede l'ora di tornare. e a dire l verita i rattrista che preferisca la scuola alla mamma(o, però meglio così ..)

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  9. Ciao Tri, sono quella delle lacrime posticce :-) Mi dispiace che ti abbia fatto incazzare questa cosa, ma soprattutto mi rattrista che tu non abbia colto la mia autoironia e autocritica. Non mi permetterei mai e poi mai di dire che le tue lacrime sono finte, e non era questo il senso del mio post: il senso era che ci sono mamme che soffrono il distacco (e per me questa è la normalità) e mamme che non lo soffrono, ovvero lo vivono in maniera diversa. Io ho avuto la fortuna (fortuna, non merito!) di avere due bambini molto sereni al momento dell'inserimento al nido, e quest'anno alla materna: non hanno mai pianto, ma forse perchè hanno cominciato da piccoli (intorno ai 10 mesi), quando non avevano la "capacità" di esprimere un disagio nei confronti del nido. Sai qual è stata la frase magica che ancora mi porto dentro e che ha dato una svolta alla mia storia di mamma? Durante l'inserimento del mio "grande" al nido, l'educatrice mi disse "E' sereno, si vede che ha fiducia nel fatto che tu torni sempre". Mi ha aperto un mondo! In più li vedo felici quando vanno nei rispettivi asili, anzi piangono quando devono tornare a casa, imparano tantissime cose, esprimono la loro creatività e il loro carattere (pessimo al momento). Forse io sono già nella fase successiva, quella della razionalizzazione, e questa mi permette di vivere serenamente questo momento e di scherzare sul fatto che invece dovrei procurarmi delle lacrime finte per dimostrare più attaccamento ai miei figli. E comunque la lacrima, vera, è scappata anche a me quando ho visto mio figlio abbracciato alla maestra, ma non per questo mi sento migliore. Vedi, alcuni miei post hanno il titolo "mammabrutta", perchè è quello che mi sento quando antepongo le mie necessità alle loro (tipo non uscire l'ennesima volta dal lavoro perchè mi chiama la maestra dicendomi che la nana ha 37,2) e un po' mi ci sento, e ammiro chi invece ritengo una brava mamma: ma ogni tanto ci scherzo su...
    Ho scritto un commento cortissimo, vero?!

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  10. Anche io mi chiedo se tutto ciò sia DAVVERO necessario o se non esistano percorsi alternativi. Più indolori.
    Anche io quest'anno ho deciso di iniziare col nido.
    deciso è una parola grossa: avevo fatto la domanda al pubblico sicura che non ci saremmo rientrate. E invece all'ultimo momento si è liberato un posto... mi ha preso alla sprovvista. Ora aspetto con un po' d'ansia, e con la speranza che non debba essere così traumatico

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  11. PS. Non credo di essere una mamma lacrimosa (poi questa sarà da vedere). Forse mi macererò dentro. UN poco. Ma in realtà nutro la segreta speranza che lei si dimostri ben più indipendente ed emancipata di quanto io non tema. Forse sbaglio, e non è questione di emancipazione, ma proprio, come dici giustamente tu, di maturare per la prima volta concetti che spaventano, come distacco, abbandono, indifferenza... anche il tuo malessere per queste situazioni non lo ritengo debolezza. secondo me dipende dalla capacità più o meno spiccata di una persona di empatizzare con le esperienze, col dolore altrui (con quello dei propri figli soprattutto). secondo me è dolore autentico quello dei bimbi che non vogliono lasciare la mamma, non credo sia messinscena come sostengono molte educatrici... certo: si sopravvive, ma che angoscia!

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  12. a consiste nel preparare i tuoi figli, gradualmente, ad avere una vita propria senza di te. è chiaro che ci sono decenni per farlo, ma sapere che il distacco dei figli dalla mamma, a piccoli passi, è la cosa sana e naturale nella vita, aiuta a superare quei momenti che per noi, che li sappiamo appunto pietre miliari dell'autonomia di nostri figli viviamo forse più pesantemente di loro. Mi chiedo se attribuire da adulto questi sentimenti a una bambina così come succede in questo post sia un meraviglioso immedesimarsi nella psiche dei figi o un tragico caso di mamma che ancora rimiange quando i figli ce li aveva belli al sicuro nell pancia e ancora non si capacita che dal momento in cui ne escono, sono usciti per sempre.
    Non occorre soffrire tanto nella vita, anche se ci insegnano che partorirai con dolore, io sono convinta ancora che nella vita l' importante è accettare tutto con gioia, e allora i figli saranno sempre felici di rivederci dopo i distacchi più o meno lunghi. <a questo è solo un mio punto di vista, ovviamente.

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  13. Ehi, mi sono persa per strada l' inizio del commento precedente in cui dicevo che mia madre mi ha sempre detto che il compito principale della maternità consiste nell' insegnare ai nostri figli a fare a meno di noi. A me è sempre sembrata una bella lezione che cerco, nei modi e nei tempi, di trasmettere ai miei figli. Chissà se ci riuscirò bene come lei.

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  14. @tutte; grazie mille per i vostri commenti. Un grato benvenuto a chi si affaccia per la prima volta!
    Mi rivolgo ad ognuna perché, altrimenti, rischio di perdermi, ma spero avrete la pazienza di leggermi nell’insieme!

    6cuori; Anch’io sono incuriosita dalla homeschooling anche se non ho mai approfondito. Spero ne parlerai nel blog. Io fantasticavo un nido-famiglia, quando era in forse l’apertura della nuova sezione. Se devo essere sincera, però, questa non sarebbe la soluzione ideale per noi. Pigrissima come sono, rischierei di rinchiudermi per sempre in casa. Ho bisogno di uscire e ho la necessità di lasciare loro la possibilità di rompere questa campana di vetro, nella quale sono protagonisti, dove molto è permesso e tante cose vengono mediate. Sento il bisogno di toglierli dalle “grinfie” di nonna, zia e me compresa! Al di là della didattica, vorrei che imparassero a stare con gli altri, coetanei e non.

    Owl; No, non piangere anche tu! Io ho avuto la fortuna di non doverli lasciare a pochi mesi, come fanno in tante! E non tremare troppo per l’anno prossimo. Le educatrici dicono che la crisi da passaggio ci può essere, ma, secondo me, chi arriva dal nido è già un passo avanti. Mi farai sapere!

    “ciao, Taomamma, , condividi le tue ansie… siamo qui con te”. Sì! sarebbe utile un gruppo di autoaiuto, anche se credo che il mondo blog già gli somigli! Ma il Topolo come l’ha presa? Che, come l’hai presa tu, mi sembra di averlo capito…

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  15. Ondaluna; Ti ho seguito, in silenzio (o quasi), in questi giorni. Mi hai dato alcune risposte che attendevo. Grazie. Mi incanta sempre il tuo modo di “vedere” le cose. E quando sarà ora di ri-pigiare il tasto “play”, mi sentirò meno sola.

    Ilaria; grazie. Speriamo arrivi il libro … così mi distraggo un po’!

    MammaDesign e Mammadifretta; E’ il terzo inserimento che faccio e so che arriveranno anche i momenti belli. So che dovrò rincorrerli per riuscire a portarli a casa. Ma tante volte ho portato bimbi recalcitranti e tante volte ho dovuto staccarli fisicamente da me! Mi mette ansia il pensiero di dover ri-cominciare in “questo” modo. Ci sono sempre state delle scusanti; il carattere del bambino, le malattie o le vacanze che interrompono un ritmo, gli atteggiamenti delle maestre, le dinamiche tra amichetti, l’altro fratellino a casa con la mamma … e chi ne ha più ne metta.
    Con la piccola Me, la sua voglia di indipendenza, di uscire, di conoscere, di stare con gli altri, speravo andasse meglio. I miei dubbi, ora, si focalizzano su questo inserimento ad “impatto forte”!

    A Chiara; grazie per il tuo commento! La mia incazzatura non era diretta, ma relativa. Vediamo se riesco a spiegarmi. L’immagine che mi ha colpito è quella delle lacrime posticce sotto le quali si cela la risata di sollievo e liberazione delle “bravemamme” (stronze). Ecco, vedi, io ce l’ho pronta quella risata di sollievo. Sta covando sotto le domande che mi faccio (E’ un inserimento sbagliato? Dovevo aspettare il fratello? Le ho fornito gli strumenti adeguati? E’ colpa mia?).
    Al di là della tua autoironia, (che mi è sfuggita in quel momento) mi ha dato fastidio il pensiero che realmente ci saranno persone che tacceranno le mie lacrime come finte quando, ad un certo punto, esternerò la mia gioia per la libertà raggiunta! E nell’indecisione se autocatalogarmi nelle “mammemagone” o nelle “mammespritz”, mi sono incazzata!

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  16. @SuSter; sono contenta che un pezzettino del puzzle abbia preso posto.

    Mammamsterdam e Suster; avete toccato gli stessi punti. Io non so cosa passa nella mente di una bambina, di 2anni e mezzo, quando viene lasciata con una persona che non conosce (che ha visto un paio di volte tre mesi prima) per più di due ore. Non so neanche cosa pensa mentre piange inconsolabilmente (parola di maestra) per un ora. Ne quando, infine, smette. Non so quanto lunga o corta possa diventare quell’ora e neanche cosa pensa quando sente che sua madre le forza le braccia per allontanarla da se. Non so se ne conserva la memoria. Potrei chiederlo ad uno psicologo infantile, ammesso che lo sappia.
    So che il giorno dopo, a casa di mia suocera, mia figlia mi cercava non appena ero fuori dal suo sguardo (prima, neanche di striscio!) e questo può essere normale ed accettabile.
    So che oggi, all’alba è venuta nel lettone (come al solito) ma ha preteso che lasciassimo accesa l’abat-jour (mai successo) e non ha ripreso sonno.
    Non pretendo di togliere la fatica o il dolore dalla vita di mia figlia, però il pensiero di averle istillato il sentimento dell’abbandono (diverso da quello del distacco o dell’autonomia) faccio più fatica ad accettarlo.
    Sarà che nei cassettini della memoria è presente il ricordo di un lontano campus estivo, con relative attività che cercavo di svolgere, non riuscendo a slegarle dall’ansia, per il pensiero fisso di tornare a casa.
    Sarà che ho dovuto rivivere il sentimento di abbandono nell’adolescenza (con la negazione dell’elaborazione del lutto) e per questo, ai funerali, piango il dolore dei vivi e non la mancanza dei morti.
    Sarà che questo allenamento intenso e protratto dell’empatia (da “Il cervello delle mamme”) mi ha portato ad essere più sensibile ai sentimenti della piccola.
    Sarà per tutti i miei vissuti, certo! Ma ...
    Io ho pianto il suo dolore, non il mio! Io ho pianto al secondo giorno, non al primo!
    Io non ho pianto quando la grande ha cominciato la prima elementare, perché era contenta!
    Emozionate ma contente, entrambi!

    Da mammona qual’ero e timidona che sono rimasta, lungi da me il desiderio di tenermi i figli nella pancia ad oltranza.


    Può anche darsi che razionalmente io pensi tutte queste cose ma “a pelle” ne trasmetta delle altre…

    Io non lo so …

    ps: conoscete uno bravo???

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  17. ps; Alla facciazza del controcommento!!!

    :P

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  18. Eccomi qui...non sono una mamma, sono semplicemente una zia e suppongo che questo cambi molte cose.

    Lunedì scorso è stato il primo giorno di asilo per Alice,10 mesi di bimba.
    La sua mamma l'ha lasciata tranquilla e l'ha ritrovata singhiozzante..e ha chiamato me.
    Con lacrime che anch'io ho definito esagerate, non posticce.

    Le ho solo detto "Cri,se avessi potuto anche io stamattina avrei urlato mamma e non sarei voluta venire a lavoro, e anche tu l'avrai pensato un sacco di volte".

    Ho capito che lasciare i propri bimbi è difficile, anche se non riesco a immaginarlo realmente..
    Ma vorrei che tu, la mamma della mia Alice e tutte le mamme del mondo vedessero questo solo come un passaggio bellissimo.perchè vuol dire che i vostri bimbi sono grandi,che crescono sentendo il vostro affatto, che hanno la fortuna di poter andare a scuola...
    Forse è troppo moralista come discorso...ma è quello che penso!


    In bocca al lupo per i futuri, tanti, giorni di scuola..un bacio

    Zia Atena

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  19. Cara Tri.Il tuo post mi ha fatto commuovere. E' stupendo, descrivi esattamente la visione che hanno i nostri cuccioli quando d'improvviso li allontaniamo da noi, li inganniamo, li "abbandoniamo".Probabilmente anticipi quello che accadrà anche al mio cucciolo lunedì prossimo. Ecco giunta alla terza volta pensavo di essere più serena ma lo ammetto, sono preoccupata anch'io. Cosa mi consola è che so che all'asilo farà cose che io, a casa non farei, sta con i bimbi della sua età e, spero, si diverta.Mi piace pensare così. Un abbraccio

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  20. Ciao Zia Atena; grazie per il tuo passaggio.
    Hai ragione nel dire che mandare a scuola i propri figli è un passaggio di crescita importante e bello, ed è per questo che le mamme, nonostante i giorni difficili, continuano a farlo!!! Però è deprimente, anche per un adulto, sapere di andare al lavoro (seguo il tuo parallelismo) in un posto angosciante! Io ho solo temuto che questo tipo di inserimento potesse "legare" la sensazione di "angoscia" al luogo dove mia figlia deve passare tanti e tanti giorni. Per fortuna, ora, va molto meglio!

    Tris: Spero che il tuo cucciolo non ti faccia "dannare". Anch'io credevo di essere più serena, invece ho dovuto constatare che la mia terza volta non coincideva affatto con la SUA PRIMA volta e il fatto che lei conoscesse l'ambiente non ha agevolato il passaggio al "ma la mamma non c'è". Nonostante tutto, qui va molto meglio... In bocca al lupo! ti leggerò!

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  21. Ma no, dai, non ti abbattere. Presto alle lacrime del distacco, seguirà una giornata di giochi e al pomeriggio ti sommergerà con i racconti di quello che ha fatto. Ma forse le lacrime resteranno. La Principessa ha pianto tutte le mattine per due anni e mezzo (poi basta). Sembrava Mario Merola in partenza per l'america. La maestra doveva sempre tenerla in classe a forza. E io mi sentivo una cacca, pensavo "in fondo sono a casa, potrebbe starci anche lei". Ma poi a casa si annoiava a morte. A volte, per farle una coccola la andavo a prendre subito dopo pranzo e, qualche volta, il venerdì la tenevo a casa. Poi crescono...

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  22. Ciao Oh mamma... si, per fortuna poi crescono!
    (spero solo che non pianga per dueanniemezzo :((((((( )

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  23. Eh, lo so, gli strascichi degli abbandoni nostri e i funerali, quanto li riconosco. Una brava la vedo ad Amsterdam, ma virtualmente la mia guru di riferimento è Zauberei, che anche se ultimamente ci è cascata, ha giurato che per un bel po' non fa pi`¨post sulle mamme, cercala sotto Erlebnisblog o su Facebook come Zauberei, io me la leggo 3 volte al giorno.

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  24. @Mammamsterdam: grazie per essere tornata a leggere le mie lagne :)
    Amsterdam è un pò troppo lontana, ma Zauberei... me la cerco subito! tks

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